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03 Settembre 2020
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PRODOTTI IN CONDOTTA: Episodio Speciale – Diario di Bordo

suona la sveglia del cellulare, dalla finestra aperta giungono i rumori provenienti dal bar sotto casa aperto tutta la notte, ritrovo notturno dei giovani. Mi alzo con la stessa energia che mi pervadeva da bambino la mattina della partenza per le vacanze estive con i miei genitori. In pochi minuti sono pronto zaino in spalle, esco di casa con l’unica certezza che di lì a pochi minuti sarebbe iniziata la mia avventura, della quale conoscevo l’ora esatta dell’appuntamento e il luogo: ore 2:55 al molo del Porto Vecchio di Sanremo.

Ore 3:00,

con una precisione che farebbe impallidire un capostazione svizzero, Pino Rametta , armatore e comandante del peschereccio Giovanni Padre II, dà l’ordine di mollare gli ormeggi ed io mi trovo a bordo per le successive 17 ore. Il comandante Alessio Pronestì e il marinaio Paolo compongono insieme a Rametta l’equipaggio del Giovanni Padre II, peschereccio di 16 metri.

Posta la prua dell’imbarcazione verso l’imbocco del porto dopo pochi minuti ci troviamo avvolti dal buio della notte vedendo allontanarsi le luci della città. In meno di mezz’ora ci troviamo al largo di Capo Verde ed iniziano le operazioni di cala della rete. Una volta immersa la rete dalla forma conica, questa viene agganciata ai divergenti 1 che vengono calati in acqua da cavi in acciaio. Il rumore si fa assordante quando i cavi svolti dal verricello principale corrono rapidi su carrucole prima di immergersi nell’acqua, raggiunta la profondità voluta il rumore cessa d’improvviso, il motore cala i suoi giri e la velocità di crociera cala fino ad attestarsi intorno ai 2 nodi, poco meno di 4 chilometri orari. Mi viene spiegato che l’andatura costante e i giri del motore sono fondamentali per mantenere nella gusta posizione la rete, un eccesso o un difetto di questi parametri sarebbe controproducente alla pesca.

Ore 3:40,

è ora che io vada in cuccetta farmi cullare dalle onde e dal rumore dei 6 cilindri: per le prossime 2 ore la barca procederà lentamente parallelamente alla costa.

Ore 5:35,

vengo svegliato dai rumori provenienti dalla sala macchine e dai verricelli in movimento, risalgo immediatamente in coperta per vedere le fasi di salpamento delle rete. Sta per albeggiare, dalla mia esperienza di canottiere so bene che quello è il momento più magico della giornata. L’equipaggio si dispone a poppa del peschereccio per issare la rete a bordo: la sequenza delle operazioni è dettata da fischi e segni, come un codice Morse trasmettono il messaggio a Rametta il quale manovra i leveraggi del verricello, accelerando o rallentando l’avvolgimento dei cavi. Man mano che i cavi vengono avvolti nella bobina del verricello, a poppa della nave si affolla il cielo di gabbiani pronti a tuffarsi in acqua per mangiare i pesci scartati e rigettati in acqua.

In pochi minuti la rete è salpata a bordo e, impostato il pilota automatico, con un colpo alla manetta del motore si riprende la navigazione per portarsi al successivo punto di calata. Nel frattempo a poppa viene sciolto il nodo della sagola che chiude il fondo della rete, facendo cosí cadere sulla pedana di poppa tutto ciò che è finito dentro il sacco. Viene dunque separato il pescato dalla vegetazione marina e dagli eventuali pezzi di legno trasportati dalle correnti e successivamente suddiviso in varie cassette in base a taglio e specie ed infine portato nella ghiacciaia.

Ore 6:30,

giunti al nuovo punto di cala prospiciente il Faro di Capo Verde, il peschereccio inizia a navigare in direzione sud -sud est al di sopra di una stretta gola marina. L’attenzione nel calare la rete e i divergenti è massima data la ridotta ampiezza della gola e il rischio di incagliare nelle rocce i divergenti. Le difficoltà che si riscontrano in questa zona di pesca sono ben ripagate da gamberetti rosa di qualità eccelsa. Passato il primo tratto impervio della gola, questa si allarga, ma il fondale si fa sempre più profondo raggiungendo a poche miglia dalla costa i 500 e più metri.

Ore 8:00,

si salpa in direzione Aregai, ad una distanza di circa 6 miglia dalla costa; viene calata la rete per la pesca del gamberone rosso, ormai il sole è alto sopra l’orizzonte e si iniziano a distinguere le sagome in lontananza di altri pescherecci intenti nelle operazioni di pesca al largo di San Lorenzo. Viene utilizzata un rete specifica per il gamberone dalle maglie più larghe rispetto alla rete utilizzata in precedenza. Questa è avvolta al verricello di poppa ed una volta immersa in acqua viene agganciata dall’equipaggio ai divergenti e lasciata calare nelle profondità marine, ben oltre i 600 metri di profondità. Una volta impostate rotta, velocità di crociera e giri del motore, si procede parallelamente alla costa nel tratto tra Aregai e le acque prospicienti Torre Prarola, torre cinquecentesca posta ai piedi di una scogliera alle porte di Porto Maurizio.

Torre Prarola in primo piano sullo sfondo il borgo di Porto Maurizio – immagine di Liguriawow.it

Le ore passano cadenzate dal ritmo delle operazioni di cala e salpamento intervallate da momenti di riposo durante i quali ho modo di scoprire un po’ di più sul mare e sull’attività della pesca professionale. Un mondo a noi così vicino, ma del tutto sconosciuto ai più.

Grongo bianco – C. conger

Ore 13:00,

dopo aver assaggiato in mattinata gamberetti e scampi appena pescati e cotti al calore del fumaiolo, è giunta l’ora del pranzo, Paolo, il marinaio, prepara la pasta ai gamberi e grongo bianco, un pesce poco commercializzato, ma molto gustoso. A bordo le operazioni non si arrestano mai, anche durante il pranzo la barca ha proseguito nel suo lento incedere al traino della rete.

Ore 18:15,

il comandante decide che per oggi può bastare così, si deve far ritorno in porto per scaricare il pescato e far riposare l’equipaggio, tra meno di 6 ore il peschereccio salperà nuovamente per una nuova battuta di pesca.

Ore 19:20,

guardo la baia di Sanremo e il porto che si avvicinano, sono passate circa 17 ore da quando ho messo piede su Giovanni Padre, in queste ore ho scoperto la durezza di questo mestiere, dove nulla è certo ne le condizioni meteorologiche in continuo mutamento, ne la certezza immediata del risultato. Noi consumatori anche se attenti e consapevoli del prodotto che acquistiamo e consumiamo, conosciamo a malapena gli ultimi passaggi della filiera produttiva. Soltanto confrontandoci e seguendo le attività produttive possiamo dare il giusto valore al lavoro umano e al prodotto che portiamo sulle nostre tavole.

By Davide Bignami

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